Stabilisci, per salvare il salvabile, di mantenere un regime alimentare il più salutare possibile nelle ultime due settimane prima delle ferie.
Dal giorno stesso fioccheranno come non mai inviti a cene, aperitivi, degustazioni, sagre, feste di paese con distribuzione gratuita di porchetta.
Domani riaprirà Blogbabel, uno strumento per monitorare le discussioni sulla blogosfera italiana, e a quanto sembra tornerà completo di quella classifica che tanto fa discutere e litigare.
Di seguito quattro appunti messi on line senza pensarci troppo.
1 - Come modo per capire “di cosa parlano i blogger oggi” è utilissimo. Almeno a me interessa molto, anche dal punto di vista professionale, sapere quali notizie si propagano in rete e che reazioni provocano.
Per lo stesso motivo quando posso guardo anche Memesphere, Blogitalia e Wikio.
Ovvio che uno deve ricordarsi che sono siti che rispondono alla domanda “di cosa parlano i blogger di un certo tipo oggi”. Almeno in una parte numericamente consistente, i blogger italiani copiano testi di canzoni, raccontano quanto hanno bevuto la sera prima e quanto è stronza la profe di matematica. Uno può evitare di monitorarli senza sentirsi troppo in colpa.
2 - Come classifica lascia un po’ il tempo che trova. Se uno tiene sempre in mente che in fondo è una classifica dei “blog iscritti più citati dagli altri blog iscritti” può essere utile e divertente. Da lì a scatenare psicodrammi ce ne corre.
3-Come psicodramma io proprio non lo capisco. Se c’è un tratto comune nel variegato mondo dei blogger (o almeno nel mondo di quel tipo di blogger che leggiamo noi) di sicuro è una certa avversione ai prodotti per le masse. Fatevi un giro tra i vostri feed. Non troverete quasi mai un blogger che sta leggendo i 3 libri più venduti in Italia, che ascolta Vasco Rossi o la Pausini, che va a vedere i Vanzina o Un amore di testimone, che vede tutte le puntate dei reality e delle fiction di Rai Uno (se non per demolirli da vero trashofilo). Non è un giudizio di merito, ma che un popolo così stia appresso ad una classifica francamente fa un po’ sorridere. Un po’.
4-Come oro colato mi rifiuto di prenderla. Io non giudico un disco o un film dagli incassi. Non vedo perchè fare diversamente con i blog. Giusto per darvi qualche esempio, io ritengo Leonardo il migliore blogger italiano da anni per qualità e costanza, Daveblog (uno che se non riceve un commento per 17 ore può pensare ad un malfunzionamento della piattaforma senza essere preso per pazzo) un fenomeno in grado di bucare la blogosfera solo a forza di post, Zoro uno che è riuscito tramite il videoblogging a raggruppare un piccolo popolo e diventare rappresentante di qualcosa anche per chi sta fuori dalla rete. Non vi sto a parlare di foodblog apparentemente sconosciuti che mi hanno fatto scoprire ottimi ristoranti, o di m-blogger linkati da quattro gatti che mi hanno rivelato l’esistenza di vere e proprie chicche musicali, credo che ci siamo capiti.
Questi per me sono blog importanti, e lo decido io, così come decido che quel disco è da paura e che comunque quell’album fa schifo ma la traccia tre spacca, come decido che posso andare a vedere l’ultima americanata nel multisala e il giorno dopo il film turco nel cinema d’essai.
Soprattutto da quando c’è internet, non sono più così pigro da aver bisogno dell’hit parade per accorgermi di qualcuno bravo (anche se a volte capita, e male non fa).
Se questi che vi ho citato risulteranno nella top ten o fuori dalla classifica, se perderanno 10 posizioni o ne guadagneranno 20, poco cambierà per me.
E suppongo anche per loro.
Dunque, so che in molti leggete questo blog dai feed e quindi difficilmente ve ne siete accorti, ma c’è una nuova grafica di Akille.net. A occhio, è la versione 5.0 (o forse 5.1, vai a capire).
Credo che ci sia ancora qualche dettaglio da sistemare, ma questo è l’abitino per la nuova stagione.
Appena ho tempo aggiorno la pagina dei credits, comunque il template è stato preso da Bob, e lo ha ridisegnato l’ormai rinomato Davide. La foto è di Claudia, gli occhiali sono i miei. Il disco, beh, visto che ci sono tra di voi così tanti esperti di anni 90, non dovrò certo dirvelo io che disco è.
Commenti e suggerimenti sono ovviamente graditi, ma tanto se piace a me, buona camicia a tutti.
A mio modesto parere, il Milan è sempre di più la squadra nella quale si può identificare il Paese.
Avviata ormai da anni verso un declino che tutti gli esperti e gli addetti ai lavori vedono come inevitabile, si aggrappa ai suoi vecchi, all’orgoglio, ad un passato migliore.
Rimedia brutte figure, delude i tifosi, regala notti indimenticabili ma le affoga in mezzo a tante giornate deprimenti, in cui anche i più accaniti sostenitori devono annotare immusoniti quanti siano più giovani, più forti e più veloci questi avversari che fino a l’altro ieri guardavano con supponenza.
Da qualche tempo ha una tifoseria spaccata tra quelli che gridano alla dirigenza “andatevene, ci meritiamo di più”, firmano petizioni, organizzano contestazioni, e quelli che ribattono “non dobbiamo essere ingrati, ce la siamo sempre cavata, torneremo grandi”.
Da pochi anni è frequente il ritornello, sconsolato e auto-assolutorio “eh, ma negli altri paesi l’economia corre, qui…”
Il bello è che i risultati comunque arrivano, ma sempre con l’impressione che “questo sarà l’ultimo, il canto del cigno”.
In mezzo a tutto questo arriva qualche colpo di fantasia e genialità mediatica, una grande scommessa, un colpo di nobiltà, un nuovo trequartista che magari non è quello che serviva (non difende, non tira la carretta, non impedisce di prendere gol da polli su calcio d’angolo, non smanaccia la palla che stava infilandosi nel sette).
Però segna, dribla, finta, accende i sogni e le emozioni, e fa discutere, e fa parlare.
Perchè se verso il viale del tramonto stiamo andando, andiamoci a passo di samba.
E che questo Paese e questa squadra abbiano lo stesso presidente, sembra quasi un dettaglio secondario.
5
E così da qualche settimana è tornato il Deejay Time, programma culto della radiofonia anni 80-90, che ha avuto diverse vite (nella notte dei tempi era un semplice spazio pomeridiano in cui si passavano pop e new wave, finchè Jovanotti e Albertino non lo trasformarono in una trasmissione hip hop e house, alla fine è diventato un talk show, in mezzo è stato probabilmente il format radiofonico più rappresentativo della scena dance, che all’epoca era davvero un fenomeno di massa).
Com’è questo Deejay Time redivivo? Beh, il riferimento è il programma dance degli anni 90, ma tiene conto del tempo che è passato. Strizza l’occhio ai nostalgici con qualche pezzo vecchio, ma soprattutto con tanti brani nuovi che comunque sono remix di successi usciti 10 o 20 anni fa.
Per il resto si barcamena tra musica dance “di tendenza” e “commerciale”, in una scena molto più frammentata di quella di qualche anno fa, dove a tenere questo equilibrio si fa un po’ di fatica.
I “ragazzi” si divertono sempre molto con la tecnologia (effettistica sulla voce, jingle, pezzi modificati in diretta) ma nel frattempo la tecnologia ha fatto tanta strada ed è alla portata di tutti.
E così tutti i giochini del Deejay Time sono divertenti ma sembrano meno “magici” di quanto non sembrassero agli adolescenti di qualche anno fa, che strumenti in grado di modificare una voce o tagliare e incollare suoni se li sognavano, e non li scaricavano certo da emule.
Per non parlare del fatto che tutti gli amici della cassettina (quelli che registravano i programmi su audiocassetta) non hanno più molto senso in una radio in cui i podcast sono a portata di clic.
6
E però ascoltando Albertino nel Deejay Time (ma anche Marco Baldini nel suo nuovo programma in solitaria nella mattina di Radio2) non posso fare a meno di pensare di quanto ormai sia vintage una trasmissione con un uomo solo che “parla alla radio”. In un panorama radiofoniche che ormai ha adottato alla grande la formula dei conduttori in coppia (una cosa che fino a qualche anno fa faceva tanto “radiorai”), il dj che conduce da solo sembra quasi un cavaliere d’altri tempi, che insegue improbabili mulini a vento. E che potrà mai raccontarci uno da solo, senza una spalla o un partner? Finirà mica per parlare dei dischi che mette? Non scherziamo.
7
Comunque, ormai i palinsesti estivi sono partiti e i programmi di maggior successo sono in vacanza da un bel po’. Un cambio basato più che altro sul modello televisivo e sulle esigenze delle aziende (soprattutto intorno alla radio pubblica, c’è tutto un mondo che si basa sulle sostituzioni durante il trimestre estivo) che su una reale aderenza alla società odierna, dove ormai 3 mesi di ferie non le fa più nessuno.
Anzi, a pensarci bene, tra spostamenti in macchina, jogging, spiaggia, gite, laghi, e tv agostane deprimenti, uno la radio rischia di ascoltarla di più in estate che in inverno (e del resto non mi pare che Audiradio segnali clamorosi cali degli ascoltatori nel periodo giugno-agosto).
Facciamo così: se vi sembra che tra rincalzi e sostituzioni, in questo periodo sia spuntato qualche programmino o qualche voce intessante nelle radio italiane, segnalatelo nei commenti.
Nei giorni scorsi, a seguito del recente post su Goldrake, ho fatto un giretto su vari forum e blog, e ho visto che una delle perplessità più diffuse sulle trame dei cartoni “robotteschi” è quella relativa alla monotonia degli attacchi da parte degli alieni che, quasi in ogni serie, nonostante un fallimento a puntata continuavano imperterriti ad usare sempre le stesse tattiche e a commettere gli stessi errori.
Ecco, volevo solo segnalarvi che su questo tema c’è una parodia di Ratman sui robot giapponesi abbastanza definitiva. Se non l’avete mai vista, sappiate che la Rai l’ha messa in versione integrale su YouTube.
(Come dite, non avete mai visto i cartoni di Ratman? Poco male, il fumetto è mille volte meglio. Come? Non avete mai letto Ratman? Cavolo, e ancora qui state? Correte in edicola!)
No, sentite, non vi posso immaginare mentre vi avviate verso un weekend di luglio così mestamente, canticchiando canzoni tristi e ravanando tra i vostri più cupi ricordi.
Andiamo dai, siete ancora in forze. Uscite, godete, ballate, danzate alla vita e alla notte.
Siete ancora giovani, c’è ancora tanta musica per giovani, senza nostaglie.
(sì, sì, come no)
Non so come si usa tra i blogger di oggi, ma questo articolo di Luca Sofri su “la canzone più triste di tutti i tempi” potrebbe facilmente diventare uno di quei cosi che si chiamano “meme”.
Infatti si tratta di un argomento talmente classico (i bravi presentatori di una volta avrebbero detto “un evergreen”) che non riesco nemmeno a ricordare con sicurezza se ne ho già parlato su questo blog, o sul blog di qualcun altro.
Di sicuro è uno di quegli argomenti sui quali ho la risposta pronta, quindi perchè non iniziare?
Per me “la canzone più triste di tutti i tempi” è Ed io tra di voi di Charles Aznavour.
Non è legata ad alcuna esperienza personale, non mi sono mai trovato nella situazione descritta dal testo e non ricordo nemmeno quando l’ho ascoltata per la prima volta.
So solo che mi provoca una pena infinita tanto da diventare affascinante.
Soprattutto quel parlato finale.
Spiace sottolinearlo, perchè recentemente l’abbiamo vista alla grande nell’ultimo film di Virzì, ma non posso non lamentarmi pubblicamente per il peggior spot radiofonico della stagione, che da qualche mattina mi sorbisco tramite la radiosveglia.
Ovvero quello in cui la Ferilli pubblicizza una catena che vende sofà, scandendo lo slogan “e beato chi so-o-fa, il so-fà”.
Senza entrare nel merito del lungo (lunghissimo) post e delle rispettabili argomentazioni ivi contenute, dico che ovviamente non sono per niente d’accordo (su Goldrake, intendo, che Ken sia una gran serie lo sottoscrivo).
In particolare la cosa che non mi convince è che l’attacco di Genna riguarda molti aspetti, ma si concentra in particolare sulla sigla, in effetti una delle più famose e simboliche per una generazione cresciuta canticchiando di uno che “mangia libri di cibernetica e insalate di matematica”.
Ecco, io capisco tutta l’ironia possibile su quella sigla, ma sappia Genna che una delle cose che più ho adorato di Goldrake è proprio il lato musicale, che è straordinario. Non tanto per quella sigletta (ce ne sono altre più belle, tra i cartoni dell’epoca) ma per tutto l’insieme. Della visione di Goldrake infatti io ricordo soprattuto i tappeti sonori, quelle sviolinate ad effetto all’arrivo dei dischi volanti, quelle marcette nel momento del decollo di Goldrake, quelle trombe inquietanti mentre i cattivi cospiravano contro la Terra, addirittura quelle canzoncine acustiche e strappalacrime cantate da Actarus nei momenti più intimi.
E poi, ma dico poi, anche le sigle. Quella che attacca Genna è effettivamente la più sputtanata. Io preferivo di gran lunga l’altra, per intenderci quella che fa “va, distruggi il male va”, che tanto interesse ha suscitato nella versione di Caraturo.
Ma in particolare io amavo la sigla di chiusura chiamata Shooting star. Anche quella di Vince Tempera, ma meno inflazionata, era dotata di un coretto ipnotico che (ma l’ho letto su internet, vatti a fidare) prevedeva anche la partecipazione di Fabio Concato, e possedeva un micidiale giro di basso.
Ecco, ormai da qualche anno io mi sono convinto che quel giro di basso sia il responsabile di tutto il mio amore per il funk e per la musica nera.
Credo che tutto un gusto verso la musica sia nato da lì, da quel piedino battuto a tempo davanti alla tv, sul finale del mio cartone animato giapponese preferito.
Quindi, non toccatemi la musica di Goldrake.